Il gruppo consiliare del Partito Democratico di Terni è tornato a sollevare la questione delle rette per i malati psichiatrici in strutture residenziali convenzionate, portando in aula lo scorso 19 gennaio una proposta per la stesura di un regolamento comunale che definisca le fasce di compartecipazione alla quota sociale del 60% delle spese, come previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) aggiornati nel 2017. Una misura, sostengono i consiglieri, che servirebbe a tutelare economicamente le famiglie, le associazioni e le cooperative coinvolte nell’assistenza quotidiana.
Il tema affonda le sue radici nel DPCM del 12 gennaio 2017, che ha ridefinito i nuovi LEA per le strutture sanitarie e socio-sanitarie. La Regione Umbria ha recepito i nuovi parametri il 21 aprile dello stesso anno, prevedendo che il 40% delle spese sia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre il restante 60% venga coperto dal “sociale”, ovvero dai Comuni di appartenenza dei pazienti. Tuttavia, secondo quanto segnalato dal gruppo PD, a partire da gennaio 2024 i gestori delle strutture non percepiscono più la quota sociale, che prima veniva assicurata direttamente dagli enti, con gravi conseguenze economiche.
Il mancato introito ha prodotto un impatto di oltre 1.500 euro mensili per ogni paziente, cifra che ora grava sulle famiglie o sugli enti del terzo settore, spesso costretti a rinunciare a nuovi inserimenti perché solo chi può sostenere la spesa viene accolto. Il PD ternano denuncia un effetto domino su tutta la filiera dell’accoglienza e dell’assistenza: meno inserimenti, più esclusione, più peso sui canali informali e familiari, con un rischio concreto di aggravare situazioni già complesse.
Alla proposta di redigere un regolamento comunale per garantire trasparenza, equità e accessibilità nel calcolo delle quote, la risposta dell’amministrazione comunale è stata negativa. Secondo il PD, il Comune avrebbe motivato la propria posizione scaricando la responsabilità sulla Regione, facendo riferimento a una sentenza del Comune di Roma contro la Regione Lazio. Una sentenza che, secondo i consiglieri, è superata, non più applicabile e priva di valore rispetto all’attuale quadro normativo.
L’amministrazione ha invece annunciato l’intenzione di avviare un’azione legale contro la Regione Umbria e contro la ASL 2, una strada che, secondo il PD, non risolve i problemi concreti e sposta nel tempo qualsiasi effetto utile, subordinandolo a una futura e incerta pronuncia della magistratura. Una scelta che il gruppo definisce inefficace e dannosa, soprattutto per le famiglie che già oggi subiscono le conseguenze della mancata erogazione delle quote.
“La nostra proposta – si legge nella nota del gruppo PD – era finalizzata a garantire cure immediate, gestione condivisa dei casi e sollievo economico per i soggetti coinvolti”, dalle famiglie fino alle cooperative. Il gruppo denuncia inoltre la crisi di liquidità in cui versano molte realtà sociali che, non potendo più contare sulla quota sociale, si trovano a gestire crediti inesigibili.
Il PD ha ribadito infine la necessità che il Comune assuma un ruolo attivo, dialogando con la Regione e valutando anche una possibile rimodulazione delle percentuali di compartecipazione, nel rispetto della normativa vigente ma con attenzione ai reali bisogni dei cittadini. “Non è una battaglia di principio – scrivono – ma un’azione concreta per tutelare chi è più fragile e chi se ne prende cura ogni giorno”.
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