Risarcimento da 800 mila euro per morte dopo dimissioni

La Corte d’Appello di Perugia conferma la condanna civile per il decesso di un 50enne ternano avvenuto nel 2017 dopo l’accesso al pronto soccorso

Un risarcimento di circa 800 mila euro è stato riconosciuto in via definitiva alla moglie e alla figlia di un uomo di Terni morto nel 2017 a poco più di 50 anni. La Corte d’Appello di Perugia ha confermato la decisione già adottata dal tribunale civile di Terni nel giugno 2023, chiudendo così un lungo contenzioso sul piano della responsabilità civile.

Il collegio della Corte d’Appello, presieduto da Simone Salcerini con giudice relatore Paola De Lisio e consigliere Ombretta Paini, ha ritenuto fondate le motivazioni che avevano portato alla condanna in primo grado. La sentenza di appello ha quindi consolidato l’obbligo risarcitorio già liquidato dall’azienda ospedaliera coinvolta.

Il decesso dopo le dimissioni dall’ospedale

La vicenda risale al 2017. L’uomo si era presentato in pronto soccorso a seguito di forti dolori al petto ed era stato successivamente ricoverato nel reparto di cardiologia per accertamenti. Dopo due giorni dal primo accesso alla struttura sanitaria, era stato dimesso.

Secondo quanto ricostruito in sede civile, non tutti gli esami diagnostici sarebbero stati eseguiti prima della dimissione. Il giorno successivo, l’uomo era stato colpito da un infarto fulminante che lo aveva ucciso davanti alla porta della propria abitazione. Un evento improvviso e drammatico che aveva segnato profondamente la famiglia.

Responsabilità civile e archiviazione penale

Dopo il decesso, i congiunti si sono rivolti alle avvocate Giuliana Scorsoni e Gianna Galliccia per approfondire la vicenda sotto ogni profilo giuridico, avvalendosi anche della consulenza tecnica di parte redatta dal dottor Luigi De Santis.

Sul versante penale, il procedimento è stato archiviato. La perizia disposta in quell’ambito aveva evidenziato come, in base alla sintomatologia riscontrata, le linee guida fossero state rispettate dal personale sanitario. Tale valutazione ha portato alla chiusura del fascicolo senza rinvio a giudizio.

Diverso l’esito in sede civile. La consulenza tecnica d’ufficio disposta dal tribunale di Terni ha individuato una serie di criticità nella gestione clinica del paziente, elementi che hanno contribuito a fondare la responsabilità e a determinare il riconoscimento del danno in favore dei familiari.

La decisione dei giudici e il valore della sentenza

Il procedimento civile, pur muovendosi in parallelo rispetto a quello penale, ha seguito criteri probatori differenti. In ambito civilistico, infatti, è sufficiente accertare la responsabilità secondo il principio del “più probabile che non”, con un diverso standard rispetto alla prova oltre ogni ragionevole dubbio richiesta nel processo penale.

La Corte d’Appello di Perugia ha confermato integralmente la pronuncia di primo grado, rendendo definitiva la condanna e consolidando il diritto al risarcimento già riconosciuto. L’importo di circa 800 mila euro è stato liquidato in favore della moglie e della figlia della vittima, quale ristoro per la perdita subita.

Le legali che hanno assistito la famiglia hanno sottolineato la complessità emotiva del procedimento, evidenziando come l’approfondimento tecnico abbia fatto emergere con forza la sofferenza vissuta dall’uomo nelle ore precedenti al decesso. Hanno inoltre ribadito che nessuna somma potrà colmare il vuoto lasciato, pur riconoscendo nella sentenza un segnale di giustizia.

Risarcimento per malasanità: un caso emblematico

Il caso rappresenta un esempio significativo di come, anche a fronte di un’archiviazione penale, possa essere accertata una responsabilità in sede civile. La distinzione tra i due piani processuali si è rivelata determinante nell’esito finale della vicenda, che si è conclusa con un risarcimento importante per i congiunti.

La pronuncia della Corte d’Appello rafforza l’orientamento secondo cui l’accertamento tecnico in ambito sanitario assume un ruolo centrale nei giudizi di responsabilità medica. L’analisi delle procedure, degli esami eseguiti e delle scelte cliniche compiute diventa decisiva per stabilire eventuali omissioni o criticità.

Redazione

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