Sede di Medicina a Terni, Melasecche: “Una grande beffa perpetrata alla città”

Il capogruppo Lega in consiglio regionale torna sul nodo università e nuovo ospedale: edificio degradato, aula magna incompiuta e la giunta Proietti nel mirino

ENRICO MELASECCHE

Il capogruppo della Lega in consiglio regionale Enrico Melasecche torna a fare sentire la propria voce sulla sede del corso di laurea in Medicina a Terni, denunciando anni di passi indietro sul fronte universitario e ospedaliero e puntando il dito contro le scelte della giunta regionale guidata da Stefania Proietti. A riaccendere il dibattito è la richiesta avanzata dalla Associazione Terni Città Universitaria, presieduta dal professor Giocondo Talamonti, che chiede il completamento dell’aula magna dell’edificio, attualmente interessato da infiltrazioni d’acqua che stanno compromettendo anche i piani inferiori della struttura.

Melasecche ricorda le origini del progetto con tono critico: l’atto iniziale fu firmato da Comune di Terni, Regione, Università e Azienda Ospedaliera, con lo stesso esponente leghista che all’epoca lo sottoscrisse in qualità di vicesindaco dell’amministrazione Ciaurro. Da quell’accordo nacque «un bellissimo edificio», realizzato quando Terni «aveva ancora ambizioni di essere città universitaria». Il seminterrato della struttura, ricorda Melasecche, era destinato a ospitare il centro di ricerca internazionale del professor Andrea Crisanti, all’epoca docente a Perugia.

Uno scenario ben lontano da quello attuale. Secondo il consigliere regionale, Terni è stata progressivamente declassata a «sede periferica di tre corsi di laurea, sempre meno attrattivi in termini di proposte didattiche e quindi di studenti», il tutto «a causa di una politica subalterna rispetto ad altre logiche di difesa del territorio».

Il nodo del nuovo ospedale e i ritardi della giunta Proietti

Il punto più politicamente rilevante della dichiarazione di Melasecche riguarda il nuovo ospedale di Terni e la sua localizzazione. Il consigliere esprime forti dubbi sull’utilità di completare la sede attuale di Medicina se i destini dell’ateneo e della sanità ternana dovessero orientarsi verso una nuova area: «Ha un senso completare la sede attuale di Medicina se, viceversa, andrà tutto a finire in un nuovo quartiere creando a Colle Obito un’altra Monteluce?».

Nel mirino c’è in particolare la presidente della Regione Umbria Proietti, accusata di voler trasferire il nuovo ospedale altrove «raddoppiando peraltro i già proibitivi costi che il project financing aveva». A distanza di un anno e mezzo dall’insediamento della nuova giunta regionale, Melasecche sottolinea l’assenza di risposte concrete: «È possibile che si debba attendere la fine del 2026 per leggere nel nuovo Piano Sanitario Regionale quale soluzione dare al problema nuovo ospedale?».

La critica si fa più dura quando il capogruppo della Lega descrive la strategia che attribuisce alla giunta: «La procedura dei rinvii perseguita dalla giunta Proietti, unitamente a quella di continuare a fare interventi sul vecchio ospedale, ben oltre le risposte indispensabili ed urgenti, ha come obiettivo di far trovare tutti i ternani impantanati nelle sabbie mobili di un progetto ultra costoso, ultra complesso, lunghissimo, in modo da giustificare l’ennesima grande buggeratura che si sta perpetrando alla città».

L’accordo di programma e le condizioni della Lega

Melasecche dice di aver «salutato con soddisfazione la possibile firma di un accordo di programma fra Comune e Regione», ma pone una condizione esplicita: «A condizione che il contenuto non tradisca l’obiettivo di perseguire l’unica possibilità realmente utile, cioè quella di avere un nuovo ospedale modernissimo, attrattivo, dal costo più basso possibile ragionevolmente parametrato ai 600 posti sempre da tutti ribaditi, contraendo la variabile tempo con un cronoprogramma serio, verificabile».

Il riferimento ai 600 posti letto è un dato che il consigliere considera acquisito e condiviso da tutti gli attori istituzionali. L’accento cade sulla necessità di ridurre i tempi di realizzazione attraverso un piano verificabile, evitando quella che definisce la trappola dei rinvii continui: «Ritardare il dove condiziona ed allontana nel tempo il quando e il quanto».

La chiusura del documento è affidata a una sentenza senza appello: «Il resto sono solo chiacchiere che offendono l’intelligenza di chi ce l’ha».

Redazione

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