Corte tributaria di Terni a rischio soppressione: troppi pochi casi da trattare

Il piano del Mef prevede la chiusura di 22 sedi di primo grado in Italia: Terni sotto la soglia dei 280 ricorsi annui, professionisti e contribuenti costretti a spostarsi

a Corte di giustizia tributaria di Terni rischia la soppressione. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha elaborato un piano nazionale di riordino delle corti tributarie di primo grado che prevede la chiusura di 22 sedi su tutto il territorio italiano, con accorpamento delle funzioni sulle città capoluogo. Per il comprensorio ternano, questo si tradurrebbe in un trasferimento di competenze verso Perugia, distante oltre 80 chilometri. Il piano, ancora in fase di definizione, si basa su un parametro tecnico preciso: la soglia di circa 280 ricorsi annui per sede. Le corti che non raggiungono questo volume vengono considerate insostenibili sotto il profilo dei costi fissi e degli organici. Secondo le bozze circolate, Terni rientrerebbe in questa categoria.

Il parametro dei 280 ricorsi e le conseguenze sul territorio

Il criterio quantitativo adottato dal Mef rappresenta il nucleo tecnico della riforma. Dopo una prima ipotesi che contemplava fino a 64 soppressioni a livello nazionale, la revisione si è assestata su 22 chiusure. Il piano punta a razionalizzare una struttura giudiziaria ritenuta eccessivamente frammentata, ma produce effetti concreti e immediati sulle province interessate.

Per avvocati, commercialisti e contribuenti ternani, la chiusura della corte locale significherebbe affrontare spostamenti di oltre 80 chilometri — tra andata e ritorno — per ogni udienza fissata a Perugia. Un onere economico e organizzativo che si traduce in giornate lavorative perse, rimborsi spese e una complessità logistica aggiuntiva per i professionisti del settore.

Il rischio segnalato da più parti riguarda soprattutto il contenzioso minore: liti fiscali di modesto valore economico, come il ricorso contro una cartella esattoriale di poche centinaia di euro, potrebbero semplicemente non arrivare in aula. L’effetto pratico sarebbe una giustizia tributaria a doppia velocità: le controversie di importo rilevante, seguite da studi legali strutturati, troverebbero comunque la via del tribunale; quelle minori resterebbero senza tutela effettiva.

L’interrogazione di Patalocco in consiglio comunale

Sul piano politico locale, è il consigliere comunale del Partito Democratico Leonardo Patalocco ad aver portato la questione all’attenzione formale dell’amministrazione. L’interrogazione, depositata nei giorni scorsi in consiglio comunale a Terni, chiede al Comune se esista già una formalizzazione ufficiale della problematica e quali iniziative intenda intraprendere per contrastare la soppressione.

Nel testo dell’interrogazione si legge che “si profila il rischio concreto di indebolire il presidio di legalità sul territorio e di creare difficoltà a cittadini e professionisti, che sarebbero costretti a spostamenti verso la sede unica di Perugia”. Patalocco sottolinea come un’eventuale chiusura produrrebbe “effetti negativi in termini di giustizia di prossimità e un impoverimento del territorio, che perderebbe un altro centro funzionale nel cuore di Terni”.

Il nodo della giustizia di prossimità e la posizione del Cpgt

Il concetto di giustizia di prossimità è al centro del dibattito. Il legislatore lo ha spesso invocato come principio guida delle riforme giudiziarie, ma nella pratica le logiche di bilancio e centralizzazione continuano a prevalere. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt) ha già espresso un parere articolato sul piano del Mef, chiedendo gradualità nell’attuazione, criteri più equilibrati e maggiore attenzione all’accessibilità per i contribuenti.

L’obiettivo dichiarato dal governo è arrivare ai provvedimenti attuativi entro il 2026, lasciando aperta una finestra temporale per eventuali interventi correttivi. La partita istituzionale resta quindi ancora aperta, e l’esito dipenderà in larga misura dalla capacità degli enti locali coinvolti di coordinarsi e fare pressione formale sul ministero.

Il fronte locale: cosa può fare il Comune di Terni

Terni non è nuova a battaglie per difendere presidi amministrativi e giudiziari. Negli ultimi anni la città ha già visto ridimensionarsi servizi e uffici pubblici, in un processo di progressiva centralizzazione che ha eroso parte della sua capacità funzionale autonoma. La Corte di giustizia tributaria rappresenta uno di quei presidi “silenziosi” — poco visibili nel dibattito pubblico quotidiano — ma strutturali per il funzionamento del sistema economico e legale locale.

La risposta dell’amministrazione comunale all’interrogazione di Patalocco — attesa nelle prossime settimane — rappresenterà un indicatore importante. Un eventuale pressing formale sul Mef, condotto in sinergia con altri enti locali delle province interessate dalla revisione, potrebbe influenzare la versione definitiva del piano. In caso contrario, Terni si troverebbe ad accettare un ulteriore spostamento del baricentro della giustizia fiscale regionale verso il capoluogo umbro.

Redazione

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