Una guerra di comunicati, diffide e minacce di azioni legali sta squassando Forza Italia a Terni. Il capogruppo consiliare Francesco Ferranti e il segretario cittadino del partito Antonio De Angelis sono apertamente contrapposti sulla questione dell’ingresso del consigliere Guido Verdecchia nel gruppo azzurro, con uno scontro che si articola su un duplice binario: quello delle regole istituzionali e quello della contesa politica interna.
La miccia si è accesa quando De Angelis ha inviato una lettera formale alla presidente del consiglio comunale Sara Francescangeli, intimando a Ferranti di non agire in nome e per conto di Forza Italia, in quanto — sostiene il segretario — il capogruppo sarebbe sospeso dal partito. Nella stessa lettera, De Angelis auspica la “tempestiva accettazione” di Verdecchia all’interno del gruppo consiliare di FI.
Ferranti risponde: “Il gruppo consiliare è autonomo dal partito”
La controreplica di Ferranti non si è fatta attendere ed è arrivata sul piano sia politico sia giuridico. Il capogruppo respinge la diffida al mittente e rivendica la piena autonomia del gruppo consiliare rispetto alle strutture di partito, richiamando esplicitamente regolamenti, Tuel e statuto: «il gruppo consiliare è autonomo dal partito». Ferranti ricorda inoltre che «in Italia non c’è il vincolo di mandato», rafforzando la tesi secondo cui «l’autonomia del gruppo non è sindacabile dai partiti».
Una posizione che non è priva di fondamento normativo: i gruppi consiliari, pur espressione di forze politiche, godono di una propria autonomia funzionale riconosciuta dall’ordinamento degli enti locali.
Il nodo Verdecchia: una candidatura, due storie politiche
Al centro della disputa c’è la figura di Guido Verdecchia, neo iscritto a Forza Italia, che ha dichiarato la propria disponibilità a entrare nel gruppo consiliare azzurro. Ferranti, però, gli ha finora opposto un netto rifiuto. Il punto contestato è la storia politica di Verdecchia: tre anni fa, alle elezioni comunali, fu eletto nelle liste di Alternativa Popolare, non di Forza Italia. Ferranti è stato in quella tornata l’unico consigliere eletto direttamente sotto il simbolo azzurro, elemento che — secondo il capogruppo — pesa in maniera determinante nella valutazione sulla composizione del gruppo.
L’attacco alla gestione della segreteria
Lo scontro non si esaurisce sul piano procedurale ma investe la gestione politica della segreteria cittadina. Ferranti attacca De Angelis frontalmente: «in 15 mesi De Angelis ha prodotto solo polemiche invece di concentrarsi sulle attività del partito con azioni tese a organizzare convegni per far crescere il partito». Un’accusa di sterilità politica che si accompagna a una frecciata sul piano della legittimazione elettorale: «non so quali risultati conseguirà in futuro, ma in passato sappiamo tutti che non si è mai misurato con il consenso».
L’affondo più tagliente arriva sul profilo professionale del segretario: «mi stupisco che De Angelis sia pure avvocato», scrive Ferranti, sottolineando la contraddizione tra la qualifica legale e le posizioni espresse sulla natura dei gruppi consiliari.
Ferranti chiude con una critica al radicamento territoriale del segretario: «è De Angelis che dimostra zero rispetto per l’elettorato di Forza Italia, che non conosce neanche perché sono pochi mesi che ricircola per Terni dopo deludenti tentativi di ribalte nazionali».
Una frattura che non accenna a chiudersi
La vicenda fotografa una frattura interna a Forza Italia Terni che non accenna a ricomporsi. Tra lettere alla presidenza del consiglio comunale, richiami a possibili azioni legali per danni d’immagine e dichiarazioni al vetriolo, il partito ternano appare diviso su tutto: sulla composizione del gruppo, sui metodi della segreteria e sulla stessa catena di comando interna.
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