Un’interrogazione formale è stata depositata il 30 marzo 2026 presso il Comune di Terni da cinque consiglieri comunali — Leonardo Patalocco, Pierluigi Spinelli, Emidio Gubbiotti e Michele Di Girolamo del Partito Democratico, insieme a Roberta Trippini del gruppo Misto — per chiedere conto all’amministrazione della prospettiva di soppressione della sede ternana della Corte di Giustizia Tributaria. Il documento è indirizzato al sindaco, all’assessore competente, al presidente del Consiglio Comunale e alla Segreteria Generale del Comune.
Il piano nazionale di revisione
Secondo quanto riportato da fonti di stampa citate nell’atto consiliare, è attualmente in fase di predisposizione un piano di revisione nazionale della giustizia tributaria italiana. Il provvedimento, ancora non formalizzato in un testo definitivo di pubblico dominio, prevederebbe il taglio di 22 sedi su tutto il territorio nazionale delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado. Tra le sedi indicate per la chiusura figurerebbe quella di Terni, che verrebbe accorpata alla sede provinciale di Perugia, capoluogo di regione dell’Umbria.
Le preoccupazioni sul territorio
L’interrogazione evidenzia due ordini di criticità. Il primo riguarda il presidio di legalità fiscale sul territorio: la chiusura della sede ternana ridurrebbe la capacità di risposta istituzionale alle controversie tributarie locali, con potenziali ripercussioni sull’efficienza del sistema. Il secondo, di natura pratica, investe direttamente cittadini e professionisti — avvocati tributaristi, commercialisti, consulenti del lavoro — che sarebbero costretti a sostenere spostamenti sistematici verso Perugia per udienze, depositi e ogni altra attività processuale.
I firmatari sottolineano come interventi di razionalizzazione strutturale di questa portata, se attuati senza un’adeguata analisi dell’impatto territoriale, rischino di produrre un impoverimento funzionale della città, già interessata da altre dinamiche di riduzione dei servizi pubblici. La perdita di un centro istituzionale nel cuore di Terni viene inquadrata nell’atto come un segnale negativo per la giustizia di prossimità, intesa come accessibilità concreta della tutela giurisdizionale da parte dei contribuenti.
Il quesito posto formalmente all’amministrazione è duplice: in primo luogo, si chiede di sapere se il Comune è stato ufficialmente informato della problematica e se esiste una formalizzazione della stessa negli atti comunali; in secondo luogo, in caso di risposta affermativa, quali iniziative concrete l’amministrazione intenda adottare per contrastare la soppressione e limitarne le conseguenze sul territorio.
L’interrogazione non è accompagnata da proposte operative specifiche, ma configura un atto di indirizzo e controllo politico che impegna formalmente la giunta a rispondere entro i termini previsti dal regolamento consiliare. La scelta di coinvolgere contestualmente il sindaco, l’assessore di competenza, il presidente del consiglio e la segreteria generale segnala la volontà dei firmatari di dare massima visibilità istituzionale alla questione.
Il contesto della riforma
La revisione delle sedi giudiziarie tributarie si inserisce in un quadro più ampio di razionalizzazione della spesa pubblica e riorganizzazione della giustizia specializzata in Italia. Le corti di giustizia tributaria, istituite nella loro forma attuale con la riforma del 2022 che ha sostituito le vecchie commissioni tributarie, sono distribuite su base provinciale. Una loro riduzione numerica inciderebbe in modo non uniforme sulle province più piccole o con minor carico di contenzioso, come potrebbe essere il caso di Terni rispetto al bacino regionale umbro.
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