Il Consiglio comunale aperto sul teatro Verdi arriva, ma in maniera tardiva. Viene convocato dopo oltre un anno di attesa rispetto alle richieste arrivate a palazzo Spada. L’argomento viene affrontato lunedì 20 aprile, per fare il punto sulla situazione dei lavori, ma il consigliere Guido Verdecchia critica l’ateggiamento dell’amministrazione Bandecchi, proprio per la convocazione di questo Consiglio comunale aperto che è arrivata con notevole ritardo rispetto a quando era stata richiesta. “Ora che siamo alla volata finale – dice – e dopo 13 mesi di attesa da parte dei cittadini“.
Un teatro a metà
Verdecchia fa sapere che non sarà presente al Consiglio comunale aperto. Ma ne spiega anch i motivi: “Impegni personali e professionali non rinviabili. Lo dico a scanso di equivoci e di possibili speculazioni politiche“. Secondo lui, la convocazione di un Consiglio comunale aperto su un atto di indirizzo di iniziativa popolare è “la conferma definitiva del modus operandi di questa amministrazione, cioè temporeggiare per svuotare di senso il confronto“. Per Verdecchia, non è nemmeno il caso di partecipare ora a un dibattito dove tutto è già deciso: “Sarebbe solo un atto di complicità. La verità è amara è che a causa di questa ostinata mancanza di coraggio, ci dovremo accontentare ancora una volta di un’opera a metà. Un teatro che nasce già vecchio, privo di anima e di funzionalità, che invece di essere il vanto della città ne sarà l’ennesimo rimpianto. Terni meritava un’opera d’arte, riceverà l’ennesimo compromesso al ribasso“.
Né carne e né pesce
Il teatro Verdi, secondo Guido Verdecchia, è uno dei tanti aspetti di una situazuione che non va, soprattutto riguardo ai pezzi della cultura della città. “Terni – dice – sta collezionando scatole vuote. Lo abbiamo visto con il PalaTerni, sbandierato come eccellenza che invece, per deficit di capienza e gravi lacune progettuali, è già ai margini dei grandi circuiti sportivi internazionali. Il nuovo Teatro Verdi ne segue tristemente le orme. Un ‘ibrido’ da circa 800 posti che non è né carne né pesce. Non è il teatro lirico che la nostra storia meriterebbe, ma una sala dall’acustica zoppa e con una buca d’orchestra insufficiente, che taglierà fuori Terni dalle grandi produzioni nazionali“. La questione Verdi è vista dal consigliere come un altro segnale di promesse tradite: “In campagna elettorale il sindaco garantì che il progetto sarebbe stato rivisto per ridare a Terni il suo vero teatro. Una volta eletto, ha preferito la continuità con gli errori del passato, deridendo chi ha dimostrato che una ricostruzione filologica era possibile e doverosa. Hanno preferito la fretta dei cantieri alla visione culturale“.
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