Museo delle armi di Terni, il calendario 2026 segna una svolta critica

Il calendario 2026 del Museo internazionale delle armi leggere di Terni potrebbe essere l’ultimo. Tra dimissioni ai vertici e assenza di risposte istituzionali, il progetto del Museo delle armi resta fermo dopo oltre venticinque anni di attese.

Il calendario 2026 dell’Museo internazionale delle armi leggere di Terni (Mialt), dedicato alla storica mitragliatrice Fiat Mod. 35, rischia di essere l’ultimo di una lunga tradizione arrivata alla trentaduesima edizione. Un traguardo simbolico che arriva in un momento delicato per l’associazione, impegnata da decenni nella promozione del Museo delle armi di Terni, progetto ancora fermo nonostante anni di impegno e interlocuzioni istituzionali. Accanto al recente restyling del sito web e al costante interesse di collezionisti e appassionati, cresce il senso di stallo per l’assenza di passi concreti verso la realizzazione del museo, considerato strategico per la memoria storica e industriale della città.

Museo delle armi di Terni, dimissioni e rischio vuoto dirigenziale

La fase di incertezza si è accentuata il 7 gennaio con le dimissioni del Brigadier Generale Benigno Riso, già direttore del Polo mantenimento armi leggere di Terni ed ex presidente dell’associazione. L’uscita di scena di una figura centrale priva il Mialt di un riferimento autorevole e apre a un possibile ulteriore avvicendamento ai vertici. Il presidente uscente Pietro Nicoli, al termine del mandato triennale, valuta infatti di non ricandidarsi. Una scelta maturata dopo anni di tentativi di dialogo istituzionale senza esiti concreti, nonostante l’inserimento del museo nei programmi amministrativi cittadini.

25 anni di attese e prospettive incerte

La vicenda del Museo delle armi di Terni attraversa oltre venticinque anni di amministrazioni comunali senza risultati operativi. Un immobilismo che pesa sul futuro dell’associazione e sulla valorizzazione di un patrimonio unico. Secondo il Mialt, le condizioni tecniche e progettuali sarebbero in larga parte già pronte, anche a livello ministeriale, ma mancherebbe la volontà politica necessaria per sbloccare il percorso. Il calendario 2026 diventa così un simbolo amaro: testimonianza di passione e competenza, ma anche di una battaglia culturale che rischia di interrompersi, lasciando irrisolta una delle grandi occasioni mancate per l’identità storica di Terni.

Redazione

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