Puzza al mangimificio 4Fish: tecnologia in azione per abbattere le emissioni

al 2019 al 2026 la qualità dell'aria nella zona industriale di Sabbione migliora drasticamente grazie a impianti innovativi: i dati presentati in commissione confermano valori tre volte sotto il limite di legge

La commissione consiliare del Comune di Terni ha effettuato martedì mattina un sopralluogo presso il mangimificio 4Fish di via Mercurio, nella zona industriale di Sabbione, per verificare i risultati degli investimenti aziendali sul contenimento delle emissioni odorigene. A fornire i dati tecnici è stato l’ingegnere triestino Alan Tonon, cinquant’anni, professionista di riferimento nazionale nel settore dell’olfattometria industriale e legato alle società Olfattometria Industriale e Aria51 srl, presente insieme all’imprenditore Rodolfo Rossi, titolare dell’azienda produttrice di mangimi. Il quadro emerso documenta un abbattimento odorigeno del 90% nel periodo compreso tra il 2019 e il 2026, frutto di un percorso di investimenti tecnologici progressivi che ha portato i valori attuali ampiamente al di sotto delle soglie fissate dalle autorità competenti.

Il processo produttivo e le emissioni alla fonte

Tonon ha illustrato ai commissari la natura del ciclo produttivo all’origine del problema: «Il processo riguarda materie prime, che vengono compattate. Quindi ne derivano granuli compressi con l’ausilio del vapore, raffreddati ed essiccati». È proprio nelle fasi di trattamento termico e raffreddamento che si generano le emissioni odorigene che negli anni hanno suscitato ripetute segnalazioni da parte dei residenti della zona. All’avvio dell’insediamento produttivo, i livelli registrati si attestavano tra le 3.000 e le 5.000 unità olfattometriche: una concentrazione significativa che ha reso necessario un intervento strutturale sull’impiantistica di abbattimento.

La doppia tecnologia: plasma freddo e torre di lavaggio

Il sistema attualmente in funzione si articola su due componenti distinte e complementari. Il primo è un impianto a plasma freddo con tecnologia norvegese, descritto da Tonon come «uno dei più prestanti», capace di abbattere da solo il 70% degli odori. A esso si affianca una torre di lavaggio, definita «una sorta di grande lavatrice», che agisce in post-diluzione e completa il trattamento delle emissioni residue. L’ingegnere ha sottolineato come si tratti di «un impianto ad impatto zero e senza scarichi, con l’inquinante che passa da aria ad acqua»: un sistema che trasferisce il carico inquinante da un vettore gassoso a uno liquido, eliminando le emissioni atmosferiche nel punto di trattamento. L’impianto è attivo dalla fine dell’estate 2025 e ha consentito un ulteriore salto qualitativo rispetto ai già significativi risultati precedenti.

I valori attuali e il confronto con i limiti di legge

I dati tecnici presentati in commissione sono netti: «Ad oggi abbiamo 1.000 unità olfattometriche sotto, mentre allo sbocco atmosferico è di circa 600. Il limite imposto da Aua e Arpa Umbria è invece 1.700 nel camino superiore, quindi siamo tre volte sotto», ha precisato Tonon. Il raffronto con i valori iniziali — tra 3.000 e 5.000 unità olfattometriche — rende evidente la portata della trasformazione avvenuta nell’arco di circa sette anni. In Italia, l’unica altra realtà industriale dotata di un’impiantistica analoga è la Befood di Acquasparta, anch’essa citata dall’ingegnere come termine di paragone.

Le posizioni istituzionali

Il presidente della commissione Andrea Sterlini ha preso atto dei risultati: «I numeri dicono che c’è stato un miglioramento». Il vicesindaco Paolo Tagliavento ha riconosciuto «un’importante riduzione dal 10 settembre 2025», sollecitando al contempo la continuità dell’impegno aziendale: «Vi chiedo ancora l’impegno nel continuare visti gli investimenti che avete fatto». Per il Comune era presente anche l’ingegnere Marta Frittella, funzionaria con elevata qualificazione all’ufficio tutela dell’atmosfera.

Il prossimo passaggio: il protocollo con la Regione

Tonon ha anticipato che è atteso a breve un protocollo di gestione e manutenzione degli impianti con la Regione Umbria, accompagnato da una conferenza di servizi. La necessità del passaggio è tecnico-amministrativa: i nuovi impianti «ancora non sono parte integrante dell’autorizzazione», e la loro formalizzazione nell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) costituirà il passo successivo per consolidare sul piano normativo i risultati già raggiunti sul piano tecnico. La questione delle emissioni odorigene della 4Fish è seguita con continuità dalle istituzioni locali da anni, con interventi documentati che includono un nuovo protocollo adottato nel luglio 2023 e successive verifiche da parte di Arpa Umbria.

Redazione

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