Scioperi e mobilità: quando il disagio di un giorno racconta un problema che dura da troppo tempo

Il presidente dell'Associazione Io sono una persona per bene: ".Ritardi, cancellazioni, coincidenze mancate e tempi di percorrenza sempre più incerti rappresentano una condizione quotidiana che incide sul lavoro, sullo studio, sulla vita familiare e sulla qualità della vita"

Sauro Pellerucci

di Sauro Pellerucci

La giornata di sciopero che in data 29 maggio 2026 interessa il settore dei trasporti rende evidente una realtà che migliaia di pendolari tra Terni, la Bassa Umbria, l’Alto Lazio e Roma conoscono fin troppo bene.  Per loro il disagio non coincide con le sole giornate di mobilitazione sindacale. Ritardi, cancellazioni, coincidenze mancate e tempi di percorrenza sempre più incerti rappresentano una condizione quotidiana che incide sul lavoro, sullo studio, sulla vita familiare e sulla qualità della vita. Il percorso della “Linea Lenta Unitaria“, sviluppato negli ultimi mesi attraverso incontri e confronti pubblici, ha fatto emergere una richiesta chiara che proviene dai territori: il diritto alla mobilità deve tornare al centro delle scelte che la programmazione del sistema ferroviario nazionale.

L’Associazione “Io Sono Una Persona Per Bene” ribadisce il proprio rispetto per il diritto costituzionale allo sciopero e per le ragioni dei lavoratori che ne fanno legittimamente uso. Proprio perché i diritti non sono in competizione tra loro, riteniamo che accanto al diritto di sciopero debba trovare adeguato riconoscimento anche il diritto alla mobilità, soprattutto per quelle comunità che da anni convivono con criticità strutturali che sembrano non trovare soluzioni definitive, malgrado i cospicui investimenti che il PNRR ha messo a disposizione delle comunità.

In questo contesto destano preoccupazione le trasformazioni in corso nel sistema ferroviario nazionale che trovano conferma in queste ore con l’arrivo di nuovi operatori sull’Alta Velocità; questa potenziale opportunità non può tradursi in un ulteriore sacrificio per i pendolari e per i territori serviti dalla cosiddetta Linea Lenta. Il rischio è che si continui a privilegiare le tratte più redditizie, saturando ulteriormente la rete senza aver prima realizzato i necessari investimenti infrastrutturali e garantito adeguate tutele ai collegamenti utilizzati ogni giorno da lavoratori, studenti e cittadini.

Non può essere il profitto a prevalere sul diritto alla mobilità di intere comunità che producono reddito.

Per questo chiediamo che ogni scelta sul futuro del sistema ferroviario nazionale sia accompagnata da investimenti sulla rete convenzionale, dalla tutela delle tracce ferroviarie oggi esistenti e da una visione capace di ridurre, insieme alle distanze, anche le diseguaglianze territoriali.
Dietro ogni ritardo non ci sono soltanto numeri, ci sono persone.

Redazione

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3 mesi fa

Direi che il problema siano gli scioperi è quantomeno riduttivo e poco rispettoso anche nei confronti digli operatori Trenitalia e RFI che scioperano. Il vero problema è l’intera gestione del continuo disservizio per ritardi giustificati sempre con tanta fantasia. Qui l’eccezione nonnè il ritardo ma la puntualità nell’intera settimana lavorativa

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