L’alienazione della rete del gas oggi in capo a Terni Reti non si farà. O per lo meno, non adesso. Avrebbe dovuto essere approvata in Consiglio comunale lunedì 21 settembre, ma proprio in quella sede si è deciso di rimandare l’atto in Commissione per nuove valutazioni. Proposta, questa, avanzata dal sindaco Stefano Bandecchi, dal momento che persistevamo in aula divergenze tra maggioranza e opposizione in merito a un atto che ha spaccato i pareri soprattutto in merito a possibili aumenti di tariffe e bollette a carico degli utenti nei prossimi anni e alla paventata perdita di un patrimonio oggi in mano a una società partecipata dell’ente pubblica. Ma con il proposito che entro un mese esatto, cioè entro il 20 ottobre 2026, una decisione venga comunque presa.
L’atto
Illustrando la scelta dell’alienazione, l’assessora comunale Micaela Bordoni, specificando anche che “alienare un bene non significa per forza distruggere un patrimonio“, ha spiegato: “Non si tratta di difendere il patrimonio pubblico, o di svenderlo. La vicenda è più complessa. Si tratta di capire come valorizzare il patrimonio pubblico affinchè nei prossimi vent’anni continui a produrre valore per Terni e per i cittadini. Terni, vent’anni fa, fece le sue scelte, con l’amministrazione che costituì Teni Reti e trasferì ad essa la gestione pubblica della rete del gas. Ma quell’operazione venne poi seguita da un importante indebitamento nel lungo periodo. Allo stesso tempo, Asm creò Umbria distribuzione gas che ebbe nel 2007 una concessione per venti anni. Terni Reti percepiva un canone per l’utilizzo, che consentiva di sostenere l’indebitamento. Noi abbiamo controllato se quell’equilibrio, vent’anni dopo, esistesse ancora. A marzo 2025 questo Consiglio comunale ha espresso un orientamento sul mantenimento della proprietà della rete e noi, come giunta, abbiamo lavorato per vedere se fosse possibile renderlo economicamente sostenibile. Inoltre, abbiamo affrontato la questione del rapporto economico con Umbria distribuzione gas e nel luglio 2025 abbiamo chiuso la vicenda dei canoni arretrati e futuri fino al 2027, con una transazione per 16,6 milioni di euro. A questo, si è aggiunta la questione del derivato Collar per 7,2 milioni. Abbiamo lavorato pure sull’ipotesi di rinegoziare il mutuo, ma ad oggi non è una strada percorribile“. Micaela Bordoni fa anche riferimento alla plusvalenza di 9,8 milioni che ne deriverebbe e che porterebbe quella cifra nelle casse comunali. Cifra che è, infatti, il rapporto tra i costi di gestione della rete di distribuzione e il prezzo dell’alienazione fissato a poco più di 24 milioni. L’operazione, inoltre, permetterebbe all’azienda di estinguere quanto ancora manca da versare nel mutuo acceso nel 2007 per acquisire la rete gas. Riguardo al rischio paventato di aumento delle bollette, l’assessora precisa: “La tariffa è regolata dall’autorità Arera secondo una disciplina nazionale“.
Il dibattito
Nel dibattito in aula, i consiglieri di opposizione hanno continuato a sostenere il rischio di depauperamento del patrimonio e di aumenti di tariffe e bollette a carico dei ternani come è successo con altre privatizzazioni fatte in passato. Sollevata anche la questione su quello che sarebbe il futuro di Terni Reti senza la gestione della distribuzione del gas. Si propongono tra le altre cose, in alternativa, la ricontrattazione della durata del mutuo per abbassare la rata annuale e puntare sugli attuali utili netti sui 700 mila euro che rendono Terni Reti indipendente dalla rete del gas. Con la richiesta al sindaco Bandecchi di rivedere la decisione e ad approfondire meglio la questione. Gli esponenti di maggioranza, invece, hanno sostenuto la validità dell’operazione. Ha preso la parola anche l’assessore Sergio Cardinali, spiegando ancora che l’operazione non comporterebbe l’aumento automatico delle tariffe e che anche privatizzando il servizio del gas, continuerà comunque ad essere assegnato con la gara Atem e sottoposto alla regolazione nazionale, così come la copertura dei costi di futuri investimenti sulla rete.
La proposta
Il sindaco Bandecchi, nel suo intervento, ha proposto di rimandare l’atto in commissione, con una richiesta recepita dal Consiglio comunale. “Terni Reti – ha detto – senza la rete gas potrà dare al Comune 600 mila o 700 mila euro all’anno e, dopo avere avuto i bilanci in rimessa, quest’anno ha chiuso in attivo. Abbiamo speso 15 milioni per il derivato e se non li avessimo spesi avremmo avuto i soldi per pagare, con quello che abbiamo incassato, la rete. Rete che oggi, a Terni Reti, non ha reso nulla, nemmeno quando prendeva 2,7 milioni l’anno. La partecipata, l’abbiamo trovata sull’orlo del fallimento e l’abbiamo salvata. Detto questo, io lascio a voi la scelta. La mia idea è che la rete vada venduta. Non volete venderla? Tornate in Commissione e dite cosa volete fare, ma avete venti giorni. A destra e a sinistra fatte tante chiacchiere, ora portate la soluzione. Io, la soluzione, ce l’ho. Voi, riparlatene in Commissione e tornate qui a dire cosa volete fare. Ma non venite per astenervi o votare contro, in quanto fareste una figuraccia davanti a tutti i ternani. Per il 20 ottobre dovrà esserci una decisione“.
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